[...] Dopo quattro anni, un portale web, megabytes come piovesse, decine di mini comics, un libro, feste esclusive e poi girls, girls, girls, oggi finalmente è tutto chiaro. Quelli di Selfcomics sono vecchi. Vecchia l’idea, vecchi gli autori, vecchi i fumetti. Vecchi, vecchi dentro, vecchi fino in fondo.
Tutti dicono il contrario, ma guardiamo ai fatti.
In un paese normale (sorry, Max), solo a scorrere i nomi degli autori non ci sarebbero dubbi. E se ne restassero, basterebbe leggere le storie: tra promesse fatte e mantenute, talenti pigri e titubanti ancorché un po’ cialtroni e alcuni veri professionisti (tutte categorie trasversali), l’indice di questo volume sarebbe il who’s who del fumetto italiano. Invece, ci diranno le recensioni, è un’antologia del giovane fumetto italiano. Come dire, un disastro d’immagine. In Italia, “giovane” non lo si augura a nessuno e di certo non è un complimento, se non da parte di signori anzianotti che sugli autobus fanno osservazioni umidicce sulle signorine. Ma, anagrafe alla mano, difficile sfuggire al marchio d’infamia per i baldanzosi Self Boys & Girls (che non è il nome di un circolo onanista. [...]
dalla Prefazione di Andrea Plazzi. |